C’è un momento, davanti a un ulivo, in cui ti viene spontaneo pensare, “Taglio tanto, così lo rinforzo”. È un pensiero quasi automatico, eppure è proprio lì che nasce l’errore che fa crollare la produzione. Me ne sono accorto osservando due piante vicine, stessa terra, stessa acqua, ma rese diversissime: la differenza era tutta nella potatura.
L’errore che costa caro: potare mentre l’ulivo sta “lavorando”
Il passo falso più comune è potare tra ottobre e dicembre, cioè quando spesso si è in piena raccolta o a ridosso della fase in cui la pianta sta concludendo il suo ciclo produttivo. Sembra un modo pratico per fare tutto insieme, ma è anche il modo più rapido per togliere all’ulivo ciò che gli serve.
In quel periodo succedono tre cose, tutte sfavorevoli:
- Tagli rami fruttiferi e gemme utili, riducendo subito la quantità di olive disponibili.
- Sbilanci la chioma, e la pianta reagisce producendo vegetazione “di difesa”, non preparandosi alla prossima fioritura.
- Aumenti lo stress nel momento in cui l’ulivo dovrebbe chiudere la stagione con calma, accumulando energie.
Il risultato non è solo un calo immediato, spesso la perdita si trascina per due o tre stagioni, perché l’albero deve “ricostruire” prima di tornare a fruttificare come si deve.
Il secondo errore: credere che “pulito” significhi spoglio
L’altro grande sbaglio è la potatura troppo drastica, quella che lascia la chioma quasi nuda. Qui entra in gioco una convinzione diffusa: meno rami uguale più luce uguale più olive. Peccato che l’ulivo fruttifichi su rami ben illuminati, sì, ma non su un legno vecchio, spoglio e stressato.
Gli errori tipici che vedo più spesso sono:
- Capitozzare, cioè tagliare brutalmente cima o grosse branche. La pianta risponde con una selva di getti verticali, e spesso ricrea la cima come prima, vanificando il lavoro.
- Eliminare i rami fruttiferi scambiandoli per “rametti inutili”. In realtà sono spesso quelli che portano la produzione.
- Lasciare solo legno vecchio e nudo, che produce molto meno e tende a “allungarsi” senza rinnovarsi.
- Fare tagli grossi ripetuti, che cicatrizzano lentamente e aumentano il rischio di problemi al legno.
Se vuoi un’immagine semplice, pensa all’ulivo come a una stanza: non devi demolire i muri per far entrare luce, devi solo aprire bene le finestre.
Il metodo giusto: potatura invernale, leggera e ragionata
La base della buona pratica è la potatura invernale (o secca), fatta dopo la raccolta e durante il riposo vegetativo, in genere da fine autunno a marzo. Il periodo più equilibrato, nella maggior parte delle situazioni, è tra febbraio e marzo, quando il freddo più duro è passato ma la pianta non è ancora entrata nella fase decisiva che porta alla fioritura.
Le regole operative, semplici ma decisive:
- Aspetta che il grosso del raccolto sia concluso e che non ci siano gelate in arrivo.
- Preferisci tagli piccoli e mirati, riducendo al minimo le ferite grandi.
- Mantieni una chioma ariosa, ma non svuotata, con rami ben distribuiti e illuminati.
Se vuoi approfondire l’arte dietro questi gesti, il concetto di potatura è proprio questo: guidare la pianta, non “punirla”.
Come capire se hai già sbagliato (e come rimediare)
Un ulivo potato male spesso si riconosce subito: tanti succhioni verticali, poche ramificazioni laterali, produzione in calo. La buona notizia è che si può rientrare, ma serve pazienza.
Ecco un recupero sensato:
- Seleziona alcuni succhioni promettenti, quelli ben posizionati, per trasformarli in rami produttivi futuri.
- Elimina gli altri gradualmente, su due o tre anni, evitando di rifare una potatura drastica.
- Lavora per riportare equilibrio, più laterali, meno verticali, più luce dentro, meno “colonne” verso l’alto.
Dettagli che fanno la differenza (davvero)
A volte non è il “quanto” tagli, ma il “come”:
- Usa attrezzi affilati e puliti, il taglio deve essere netto, non sfrangiato.
- Evita di potare con clima umido o durante gelate, le ferite restano vulnerabili più a lungo.
- Nei primi anni cura la potatura di formazione, perché una struttura ordinata oggi significa produzione stabile domani.
Alla fine, il metodo giusto non è quello più aggressivo, è quello più intelligente: pochi tagli, nel periodo giusto, con un obiettivo chiaro. E l’ulivo, quando lo rispetti, te lo restituisce in olive.




