C’è un momento, quando tiri fuori un’orchidea dal vaso, in cui trattieni quasi il respiro: le radici raccontano tutto. Se sono verdi e sode, ti senti al sicuro. Se invece sono molli, scure, con quell’odore che non promette nulla di buono, ti viene spontaneo cercare “il rimedio semplice” in cucina. E qui entra in scena il bicarbonato. Funziona davvero? Sì, ma solo se lo tratti come un bisturi, non come una doccia.
Perché il bicarbonato sembra “magico” sulle radici
Il bicarbonato di sodio crea un ambiente più alcalino. Questa variazione, se leggera e temporanea, può ostacolare la proliferazione di alcuni funghi e batteri responsabili di marciumi, soprattutto dopo una potatura delle radici o un rinvaso.
In pratica, usato nel modo giusto può:
- aiutare la disinfezione delle ferite da taglio,
- ridurre il rischio di infezioni post intervento,
- favorire la ripartenza con nuove radici sane, perché la pianta non deve più “combattere” su più fronti.
Ma il punto chiave è proprio questo: deve essere un intervento mirato, breve, e poi stop.
Cosa succede davvero alle radici (nel bene)
Quando le radici vengono potate (magari perché alcune sono marce), restano micro-ferite. In quelle ore o giorni, l’umidità del substrato e la scarsa aerazione possono diventare un invito aperto per muffe e patogeni.
Un uso occasionale e diluito del bicarbonato può funzionare come “cintura di sicurezza”:
- riduce la carica microbica,
- asciuga un po’ l’ambiente immediatamente attorno alle ferite,
- rende più difficile l’attecchimento di alcuni patogeni.
Se poi l’orchidea viene rinvasata in un substrato arioso (corteccia, buon drenaggio) e gestita con annaffiature corrette, spesso si vede un segnale incoraggiante: punte radicali nuove, verdi e attive.
Il rovescio della medaglia: quando il bicarbonato rovina tutto
La tentazione più comune è “se fa bene una volta, allora farà benissimo spesso”. Ed è qui che si rischia di perdere la pianta.
L’orchidea, soprattutto la Phalaenopsis, vive bene in un ambiente con pH tendenzialmente acido o neutro. Se alzi troppo il pH del substrato:
- le radici possono andare incontro a bruciature o blocchi di crescita,
- l’assorbimento di nutrienti si altera,
- il substrato perde equilibrio, e la pianta entra in stress.
Il bicarbonato, insomma, non è un concime: non “nutre”. È un correttore ambientale, e come tutti i correttori, se esageri ti presenta il conto.
Come usarlo correttamente sulle orchidee (senza improvvisare)
Qui vale una regola semplice: diluizione, occasionalità, risciacquo.
Soluzione base consigliata
- sciogli 10 g di bicarbonato in 1 litro di acqua decalcificata.
Uso sulle radici (solo in momenti critici)
Ideale dopo potatura o prima del rinvaso:
- rimuovi il vecchio substrato e taglia le radici marce con forbici pulite,
- immergi le radici nella soluzione per 10 minuti,
- risciacqua con acqua pulita,
- lascia asciugare all’aria per un tempo breve (quanto basta perché non goccioli),
- rinvasa in materiale adatto e asciutto.
Questa sequenza è importante: il risciacquo evita che il pH resti alto troppo a lungo.
E sulle foglie? Sì, ma con criterio
Se compaiono segni compatibili con oidio o patine fungine leggere, il bicarbonato può essere usato come spray fogliare, sempre diluito (in genere 5-10 g per litro) e non tutti i giorni, ad esempio ogni 15 giorni per un periodo limitato.
Attenzione però: se la pianta è già molto compromessa, non aspettarti miracoli. In quei casi la priorità è correggere luce, aerazione e bagnature.
La “verità pratica” che fa la differenza
Se vuoi un’immagine chiara, pensa al bicarbonato come a un piccolo reset dell’ambiente, utile quando stai curando una ferita. Non come un’abitudine.
Per sostenere davvero radici e fioriture più vigorose, contano soprattutto:
- luce adeguata,
- bagnature senza ristagni,
- substrato arioso,
- fertilizzazione equilibrata (se serve).
Il bicarbonato può aiutare, ma solo come intervento raro e misurato. E quando lo usi così, succede davvero la cosa migliore: le radici smettono di “marcire in silenzio” e ripartono, con calma, verso una crescita più stabile. Una piccola chimica domestica, sì, ma guidata dalla conoscenza del pH e dal rispetto dei tempi della pianta.




