Perché il prato sviluppa zone secche? Una causa spesso sottovalutata

Apri l’irrigazione, aspetti qualche minuto, eppure il giorno dopo ci sono ancora quelle chiazze gialle e secche che spiccano in mezzo al prato verde. La prima reazione è pensare a poca acqua, ma spesso la causa è meno evidente: il terreno, in quei punti, respinge l’acqua invece di assorbirla.

Questo fenomeno si chiama idrorepellenza del suolo e nei prati è più comune di quanto sembri, soprattutto in estate. In pratica, alcuni funghi e residui organici poco decomposti possono lasciare una sorta di patina cerosa attorno alle particelle di suolo, così l’acqua scivola via come su una superficie impermeabile.

Quando il problema non è solo l’irrigazione

Le zone secche localizzate, i cosiddetti dry spots, si riconoscono perché restano aride anche dopo annaffiature regolari. Chi cura prati ornamentali o sportivi lo nota subito: l’acqua bagna la superficie, ma nei primi millimetri il terreno resta asciutto.

Le cause più frequenti sono:

  • idrorepellenza fungina, spesso sottovalutata
  • irrigazione insufficiente o non uniforme
  • evapotraspirazione elevata, soprattutto con caldo oltre i 30°C
  • suoli sabbiosi o sciolti, che trattengono poca umidità
  • compattazione, che limita aria e penetrazione dell’acqua
  • presenza di ghiaia, detriti da cantiere, salinità elevata o pendenze che favoriscono il deflusso

Come capire se il prato è idrorepellente

C’è un controllo semplice che molti tecnici usano anche in giardini privati. Si preleva un po’ di terra nei punti colpiti e si versa sopra poca acqua. Se forma goccioline e fatica a entrare, il sospetto è forte.

Altri segnali utili:

  • le chiazze hanno contorni netti
  • il prato vicino è sano
  • l’area non migliora nemmeno aumentando l’acqua
  • il terreno in profondità è asciutto nonostante l’irrigazione

Cosa fare davvero

Per recuperare il prato conviene agire su più fronti.

Primo, usare agenti umettanti o prodotti idroritentori, che aiutano a rompere la barriera cerosa.
Secondo, fare una aerazione del terreno, utile contro compattazione e ristagni superficiali.
Terzo, distribuire un leggero strato di compost ben maturo, che migliora struttura e attività biologica.

Anche l’irrigazione va corretta: meglio bagnature più profonde e distanziate, spesso nell’ordine di 5-7 l/m² al giorno nei periodi più caldi, ma il fabbisogno reale può variare in base a esposizione, tessitura del terreno e tipo di prato.

Se le chiazze restano, un’analisi del terreno o il parere di un agronomo aiuta a distinguere tra idrorepellenza, salinità, malattie o problemi radicali. Spesso il prato non chiede più acqua, chiede un terreno capace di accoglierla.

Redazione Notizie Tech

Redazione Notizie Tech

Articoli: 139

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *